CURARE L’ERNIA DEL DISCO SENZA CHIRURGIA: LA POTENZA DELL’OSSIGENO-OZONO

Rappresentazione anatomica di un’ernia del disco in fase infiammatoria. Grazie all’azione dell’Ossigeno-Ozono Terapia, è possibile ridurre il volume dell’ernia e spegnere l’infiammazione senza ricorrere alla chirurgia.

Perché scegliere l’Ozonoterapia a Torino:

• Riduzione immediata dell’infiammazione: Agisce direttamente sulla radice nervosa compressa.

• Effetto “asciugante” sull’ernia: Favorisce il riassorbimento naturale del disco.

• Senza chirurgia: Trattamento ambulatoriale rapido e indolore.

• Recupero veloce: Puoi tornare alle tue attività quotidiane in pochissimo tempo.

Risposta rapida garantita entro 24h

Liberati dal dolore con l’Ozonoterapia a Torino


Benvenuto su Ozonoterapia Network, il portale informativo dedicato alle applicazioni terapeutiche dell’Ossigeno-Ozono.

Scopri i trattamenti d’eccellenza eseguiti presso Antalgic Clinic, il centro di riferimento a Torino per la terapia del dolore e la medicina rigenerativa.

• Nessun intervento chirurgico

• Azione anti-infiammatoria immediata

• Protocolli scientifici certificati

Perché scegliere il nostro centro a Torino?

Presso Antalgic Clinic, l’ozonoterapia viene somministrata esclusivamente da personale medico specializzato, seguendo i più rigorosi protocolli della SIOOT (Società Italiana di Ossigeno-Ozono Terapia).

Utilizziamo miscele certificate e strumentazioni di ultima generazione per garantire precisione millimetrica, specialmente nei trattamenti guidati per l’ernia del disco.

Domande Frequenti sull’Ozonoterapia

L’ozonoterapia è dolorosa?

No, le infiltrazioni sono generalmente ben tollerate e paragonabili a una normale iniezione intramuscolare.

Quante sedute sono necessarie?

Il numero varia in base alla patologia, ma solitamente si avvertono benefici già dopo le prime 3-4 applicazioni.

Esistono controindicazioni?

È un trattamento estremamente sicuro. Le uniche controindicazioni assolute sono il favismo e l’ipertiroidismo non controllato.

TRATTAMENTO OCCLUSIVO CON GAMBALE


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L’ulcera è un epifenomeno di varie patologie (diabete, lesioni ateromasiche, traumi, decubito, insufficienza venosa cronica) con insufficiente apporto ematico periferico. L’ulcera è una lesione esposta e, in quanto tale, infetta. Il binomio infezione-ipossia non permette la restitutio ad intergrum.
La pO2 a livello delle lesioni è di 5-10 mmHg, incompatibile con la vita cellulare, con la neo formazione vascolare, con la proliferazione leucocicaria (fagocitosi), per cui si sviluppa infezione.
A questo punto intervengono i leucociti che però proliferano a tensioni locali di ossigeno superiori ai 30-40 mmHg. Si conclude che la tensione di ossigeno è la “conditio sine qua non” al biochimismo cellulare e quindi alle normali funzioni tessutali. La cicatrizzazione è possibile in quanto il collagene, che è una proteina di tipo connettivale, può sintetizzarsi a partire dai fibroblasti.

L’ossigeno è fondamentale nel processo di idrossilazione che consente la formazione di un collagene stabile, atto a cicatrizzare.
Se l’O2 è indispensabile nei processi vitali, se l’ulcera è tale in quanto non arriva ossigeno, risulta chiaro che l’Ossigeno-Ozono-Terapia si può e si deve inserire nei protocolli terapeutici delle ulcere vasculopatiche.

Infatti, l’ozono possiede effetto anti-impilamento sugli etitrociti e piastrine, provoca riduzione della viscosità ematica (aumenta la deformabilità eritrocitaria), abbassa la VES, provoca la diminuzione della viscosità plasmatica (per diminuzione del fibrinogeno), consente cessione di ossigeno ai tessuti in maggior quantità ed ha una forte attività antibatterica e antimicotica.

L’Ossigeno-Ozono-Terapia agisce nelle arteriopatie ostruttive croniche periferiche (AOCP) sia per gli effetti emoreologici, che facilitano il flusso sanguigno e l’ossigenazione dei tessuti a valle delle ostruzioni, sia per l’azione stimolante i fibroblasti e la gemmazione vascolare, che favorisce la cicatrizzazione dell’ulcera.

Come avviene il trattamento?  Si pone il piede e la gamba (sono le zone corporee maggiormente interessate da tale patologia) in un gambale in materiale sintetico, chiuso ermeticamente nella sua parte superiore, nel quale si immette la miscela di ossigenoozono nel dosaggio e nella concentrazione appropriate lasciandolo agire per un certo tempo; il tutto dopo aver deterso la piaga ed il tessuto circostante.

Tale trattamento si pratica due volte alla settimana per un totale di 15 sedute.


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TRATTAMENTO CON FATTORI DI CRESCITA PIASTRINICI (PRP)


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Il Plasma Concentrato di Piastrine (PRP) è plasma ematico arricchito della componente piastrinica prelevato dal medesimo paziente (Autologo).

Trattandosi di una miscela concentrata di piastrine autologhe, il PRP contiene (e rilascia in seguito a degranulazione) diversi fattori di crescita e citochine in grado di stimolare il tessuto osseo e il connettivo.

La successiva attivazione con Ozono e Calcio induce il rilascio di diversi fattori proteici dagli alfa-granuli che sono in grado di stimolare la rigenerazione di nuovo tessuto.

I vantaggi innovativi del PRP, che rappresenta un punto fondamentale per la ricerca futura in questo campo, riguardano la possibilità di riparazione del tessuto osseo e delle ferite grazie anche alla capacità dell’Ozono di stimolare il rilascio dei fattori di crescita.

Una tendinopatia è una condizione dolorosa provocata dall’infiammazione più o meno grave del tendine; si parla di tendinite se ci si riferisce a una fase acuta dell’infiammazione e di tendinosi quando ormai è in corso un processo degenerativo importante.

Da oggi è possibile curare le tendiniti croniche, le degenerazioni tendinee e muscolari e i ritardi di guarigione delle ferite con perdita di sostanza mediante infiltrazioni di fattori di crescita:

  • tendinite di Achille
  • tendinosi di Achille
  • pubalgia
  • epicondilite
  • epitrocleite
  • fascite plantare cronica
  • periartrite cronica della spalla e dell’anca
  • degenerazione della cuffia dei rotatori della spalla
  • stadi precoci di artrosi del ginocchio
  • spalla
  • caviglia
  • polso
  • ritardi di guarigione delle ferite
  • perdita di sostanza cutanea
  • ulcere

FAQ


  • Che cosa sono i fattori di crescita piastrinici?
    I fattori di crescita sono molecole presenti nel nostro organismo, prodotte e liberate dalle piastrine, adibite alla crescita e alla differenziazione cellulare in vari tessuti e organi.

Le piastrine sono frammenti cellulari anucleati derivanti dai megacariociti, presenti nel sangue a valori di concentrazione normali di 140-400.000 unità per µL. Quando attivate, le piastrine rilasciano diversi fattori di crescita, che giocano un ruolo centrale nell’emostasi e nella guarigione delle ferite, influenzando tutti gli aspetti del processo di riparazione tissutale.

La scoperta dell’importanza dei fattori di crescita nel processo di guarigione dei tessuti molli e duri ha giustificato l’utilizzo del plasma ricco di piastrine (PRP) nel trattamento di una vasta gamma di patologie la cui guarigione presuppone l’attivazione di un processo di riparazione tissutale.

Le piastrine contengono diversi fattori di crescita, ma i più importanti sono:

PDGF (Fattore di Crescita Derivante dalle Piastrine): stimola la replicazione cellulare di cellule staminali, fibroblasti e osteoblasti, la neoangiogenesi, l’epitelizzazione e la formazione del tessuto di granulazione.

TGF (Fattore di Crescita Trasformante): promuove la formazione della matrice extra-cellulare e regola il metabolismo delle cellule ossee.

VEGF (Fattore di Crescita Endoteliale Vascolare): è il principale regolatore della neoangiogenesi

EGF (Fattore di Crescita Epidermico): stimola la differenziazione cellulare, la ri-epitelizzazione, la neoangiogenesi e l’attività delle collagenasi.

FGF (Fattore di crescita per i fibroblasti): promuove la proliferazione delle cellule endoteliali e dei fibroblasti e la neoangiogenesi.

Grazie a queste loro proprietà, i fattori di crescita piastrinici possono essere utilizzati per innescare il processo riparativo e dare il via alla guarigione tendinea.

  • In che cosa consiste il trattamento con fattori piastrinici?
    Consiste nell’iniezione nel tendine patologico di un concentrato di piastrine del paziente, ricavato per centrifugazione dal sangue prelevato dal paziente stesso.

Il processo di centrifugazione permette di separare le diverse componenti del sangue sfruttando il loro diverso peso specifico in:

  • componente plasmatica o plasma povero di piastrine;
  • plasma ricco di piastrine (PRP);
  • componente eritrocitaria (contenente i globuli rossi).

Il plasma ricco di piastrine contiene una concentrazione di piastrine 9 volte superiore alla conta basale e di globuli bianchi di 5 volte superiore alla concentrazione nel sangue di partenza.

Quando le piastrine contenute nel PRP vengono iniettate, subiscono un processo di attivazione direttamente a livello della lesione nel corpo del paziente e rilasciano i fattori di crescita che vanno a stimolare il normale processo di guarigione tendinea.

  • Quando va eseguito?
    Dopo il fallimento dei normali trattamenti non invasivi, prima di ricorrere al trattamento chirurgico.
  • Quanti trattamenti occorrono?
    Di norma è sufficiente una sola applicazione per ottenere significativi benefici. Nel caso in cui a 4 settimane dal trattamento non si osservi un reale miglioramento della tendinopatia o che il beneficio sia solo parziale,  è possibile ripetere  il trattamento.  Solitamente la terapia non si prolunga oltre tre applicazioni.
  • Quali sono le patologie tendinee che possono essere trattate?

    • Epicondilite (“gomito del tennista”): dolorosa infiammazione dei tendini che si inseriscono sulla sporgenza ossea laterale del gomito;
    • Epitrocleite: tendinopatia del tendine d’inserzione comune dei muscoli flessori del polso e delle dita;
    • Fascite plantare: infiammazione cronica della fascia plantare del piede;
    • Tendinopatie croniche a carico del tendine d’Achille, del tendine tibiale posteriore e deltendine rotuleo (knee jumpers o “ginocchio del saltatore” );
    • Tendinite ischio-crurale: muscolo-tendinopatia dell’inserzione prossimale dei muscoli ischio-crurali, situati nel retro coscia.
    • Pubalgia: tendinopatia dei muscoli addominali e adduttori della coscia.
    • Trocanterite (o periartrite dell’anca): un’infiammazione dei tendini che si inseriscono sul grande trocantere e della borsa sierosa che li ricopre.
    • Primo stadio di artrosi del ginocchio
    • Periartrite scapolo-omerale: infiammazione di uno o più tendini della spalla, noti nell’insieme come “cuffia dei rotatori”.

Oltre che nella riabilitazione, la tecnica con PRP ha prodotto notevoli risultati anche nei trattamenti estetici.


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INSUFFLAZIONE NASALE


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Le proprietà antisettiche, antiflogistiche, antivirali, emoreologiche e trofico-tissutali, per contatto del gas con le mucose, trovano notevole indicazione in patologie acute e croniche rinofaringee:

  • Rinite allergica
  • Rinite vasomotoria
  • Rinite atrofica

Fondamentale è la tecnica, in quanto il paziente durante l’insufflazione, che il medico effettuerà con una siringa senza ago avendo cura di chiudere con la mano la narice in quel momento non trattata, dovrà rimanere in apnea, per non inalare la miscela di ossigeno-ozono, molto irritante per le vie aeree. I trattamenti hanno una frequenza bisettimanale, per un totale di circa 10 sedute, ma può anche essere maggiore.


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INSUFFLAZIONE VAGINALE ED URETRALE


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Le proprietà battericida, virucida, antimicotica e antiflogistica, consentono di ottenere ottimi risultati anche in patologie della vagina, dell’endometrio o dell’uretra refrattarie alla terapia farmacologica:

  • Vaginiti;
  • Endometriti;
  • Endometrosi;
  • Dismenorree;
  • Uretriti;
  • Erosioni della portio (piaghetta);

L’insufflazione uretrale o vaginale avviene attraverso un cateterino monouso alla concentrazione di 30mcg/ml con 60mL di miscela O2-O3 per due volte a settimana per un totale di una decina di trattamenti, ma può anche essere maggiore. Una volta somministrato il gas si diffonderà nell’utero, nelle tube e parzialmente anche nella cavità addominale. Ciò consente anche di stabilizzare eventuali foci infiammatori a livello pelvico.


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INSUFFLAZIONE RETTALE


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Insufflazione rettale di ossigeno-ozono
Grazie a questa tecnica, l’ossigeno-ozono viene introdotto nell’organismo attraverso il retto e la sua mucosa, come se si trattasse di una supposta, inducendo effetti sia sistemici che locali. In particolare l’effetto antiflogistico del gas e soprattutto l’azione antisettica, distruggendo la flora anaerobia, favoriscono lo sviluppo di quella aerobia.
Si tratta di una tecnica molto efficace nelle patologie infiammatorie acute e croniche dell’intestino crasso:

  • Rettocolite ulcerosa
  • Morbo di Crhon
  • Diverticolosi /ite
  • Stipsi cronica
  • Iperammoniemia da cirrosi epatica scompensata

Inoltre il drenaggio del sangue proveniente  dall’intestino attraverso i vasi mesenterici, garantisce un immediato trasporto dell’ozono legato ai globuli rossi, attraverso le vie portali al fegato, con importanti indicazioni terapeutiche:

  • Patologie acute e croniche del fegato
  • Cirrosi epatica compensata e non

Nell’insufflazione rettale (la tecnica è assolutamente indolore) si utilizzano fino a 300 ml di miscela di ozono-ossigeno tramite un cateterino monouso che viene introdotto a una profondità di circa 10 cm nell’apertura anale del paziente. L’ozono viene in contatto con le pareti dell’intestino producendo reazioni chimiche simili a quelle indotte dalla grande autoemoterapia (quindi può essere utilizzata con le stesse indicazioni  dell’autoemo, magari in pazienti con difficoltà di accesso venoso o di tipo psicologico), che invece deve essere condotta esternamente al corpo con una bombola aggiungendo al sangue la miscela gassosa. Può anche essere utilizzata nei bambini, per il trattamento di patologie quali: autismo, disturbi gastrointestinali, deficit delle difese immunitarie, allergie, dermatiti, stati infiammatori, asma, depressione dell’umore.


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TRATTAMENTO INTRARTICOLARE


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L’Ozonoterapia è una terapia medica che prevede l’uso di una miscela di gas formata da Ossigeno e Ozono in opportune concentrazioni, volumi e vie di somministrazione, per il trattamento di numerose patologie.

A livello articolare tale miscela mostra attività antiedemigene, antiinfiammatorie e neoangiogeniche e può essere utilizzata in associazione diversi prodotti per la terapia infiltrativa intra-articolare.
Nel trattamento dell’osteoartrosi, i risultati migliori si ottengono quando l’ossigeno-ozono viene associato all’acido ialuronico, con risultati positivi nel 70-80 % dei casi.
Ad oggi l’impiego maggiore di tale tipo di trattamento è nell’osteoartrosi del ginocchio e dell’anca, ma si può effettuare in qualsiasi articolazione, e la tecnica non differisce dalle normali intraarticolari. La sensazione che si avverte è quella di un gonfiore interno all’articolazione, unita ad un leggero bruciore, che rapidamente tendono a scomparire.
L’enorme vantaggio di questa tecnica è rappresentato dalla possibilità di trattare l’articolazione senza utilizzare sostanze come il cortisone il cui abuso può risultare alla lunga dannoso.
Inoltre in alcuni casi è possibile associare la tecnica intrarticolare con la tecnica sottocutanea, per ottenere una “sinergia terapeutica”.


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TRATTAMENTO SOTTOCUTANEO


SOTTOCUTANEA

La tecnica consiste nell’introdurre una dose di gas nel sottocute, che può variare da 10cc ad oltre 200cc, secondo la zona prescelta per l’iniezione e secondo la patologia da trattare, ad una concentrazione di 5/15 ¡ (il simbolo sta per mg O3/ml O2).

Viene utilizzato un sottilissimo ago, lungo poco più di un centimetro, che viene introdotto nel tessuto sottocutaneo dopo aver sollevato con due dita una piega cutanea. L’iniezione, fatta lentamente, ad eccezione di un lieve bruciore, non dà alcun fastidio.
Tale tecnica viene utilizzata con basse concentrazioni di ozono per il trattamento di problemi circolatori o in medicina estetica, mentre concentrazioni maggiori vengono utilizzate nel trattamento di patologie come artrosi , tendiniti o distorsioni.
La tecnica sottocutanea può anche essere utilizzata in associazione con le altre tecniche intrarticolare e intramuscolare.


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TRATTAMENTO INFILTRATIVO PUNTI TRIGGER

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L’individuazione e il trattamento, anche mediante infiltrazione di farmaci analgesici, dei punti trigger, definiti come aree localizzate estremamente irritabili e dolorose formate in noduli in fasci tesi di tessuto muscolare, in pratica contratture muscolari estreme, assai concentrate, alleviano il dolore, ad esempio lombare e cervicale.


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